Libero bengalese in libero stato
Negozi chiusi per ferie. Affari d’oro per gli abusivi”. Il sillogismo mercatista, domenica, campeggiava come titolo delle pagine di cronaca di uno storico quotidiano romano. La realtà dunque, quella con cui alcune associazioni dei commercianti non sembrano voler fare i conti, è cristallina: se al consumatore offri più alternative e più tempo per fare le sue scelte, specie nelle ore e nei giorni in cui non lavora, è altamente probabile – anzi certo – che la sua tendenza a consumare aumenti di pari passo. A costo di arricchire il mercato nero.
13 AGO 20

"Negozi chiusi per ferie. Affari d’oro per gli abusivi". Il sillogismo mercatista, domenica, campeggiava come titolo delle pagine di cronaca di uno storico quotidiano romano. La realtà dunque, quella con cui alcune associazioni dei commercianti non sembrano voler fare i conti, è cristallina: se al consumatore offri più alternative e più tempo per fare le sue scelte, specie nelle ore e nei giorni in cui non lavora, è altamente probabile – anzi certo – che la sua tendenza a consumare aumenti di pari passo. A costo di arricchire il mercato nero.
Qui non si intende elogiare la contraffazione del made in Italy, né dimenticare che il commercio abusivo alimenta i problemi di sicurezza delle nostre città. Il punto è un altro: se nella capitale di un paese che anche a Ferragosto è meta di flussi turistici significativi rispetto a tutti gli standard internazionali, “questo ipermercato del commercio abusivo – scrive il Messaggero – non chiude mai, è un drugstore che fa orario continuato”, se addirittura i “vu cumprà” si trasformano in “vu magnà” con “improvvisate e antigieniche tavole calde itineranti per sfornare in piena notte cibi esotici o semplicemente pannocchie”, se proprio a Roma è tanto e tale il successo riscosso tra i consumatori da questi imprenditori borderline, com’è possibile che le associazioni di categoria non si pongano il problema di rispondere alla situazione attuale senza invocare soltanto la repressione?
Il governo, nella sua manovra di luglio, e con maggiore completezza in quella di agosto, ha fornito uno strumento magistrale (e perfino liberale) per mettere alla prova lo spirito d’iniziativa dei commercianti: ha infatti completamente liberalizzato orari e giorni di apertura per le attività commerciali. Alle associazioni di categoria basterebbe abbandonare certi toni un po’ paternalistici nei confronti dei cittadini – cui si chiede di meditare di più i loro acquisti, passare le feste in casa, riposare e far riposare, etc. – e riscoprire che noi comuni consumatori abbiamo tutti assimilato almeno una lezione del filosofo Adam Smith: “Non è certo dalla benevolenza del macellaio, del birraio o del fornaio che ci aspettiamo il nostro pranzo, ma dal fatto che essi hanno cura del proprio interesse”.
Qui non si intende elogiare la contraffazione del made in Italy, né dimenticare che il commercio abusivo alimenta i problemi di sicurezza delle nostre città. Il punto è un altro: se nella capitale di un paese che anche a Ferragosto è meta di flussi turistici significativi rispetto a tutti gli standard internazionali, “questo ipermercato del commercio abusivo – scrive il Messaggero – non chiude mai, è un drugstore che fa orario continuato”, se addirittura i “vu cumprà” si trasformano in “vu magnà” con “improvvisate e antigieniche tavole calde itineranti per sfornare in piena notte cibi esotici o semplicemente pannocchie”, se proprio a Roma è tanto e tale il successo riscosso tra i consumatori da questi imprenditori borderline, com’è possibile che le associazioni di categoria non si pongano il problema di rispondere alla situazione attuale senza invocare soltanto la repressione?
Il governo, nella sua manovra di luglio, e con maggiore completezza in quella di agosto, ha fornito uno strumento magistrale (e perfino liberale) per mettere alla prova lo spirito d’iniziativa dei commercianti: ha infatti completamente liberalizzato orari e giorni di apertura per le attività commerciali. Alle associazioni di categoria basterebbe abbandonare certi toni un po’ paternalistici nei confronti dei cittadini – cui si chiede di meditare di più i loro acquisti, passare le feste in casa, riposare e far riposare, etc. – e riscoprire che noi comuni consumatori abbiamo tutti assimilato almeno una lezione del filosofo Adam Smith: “Non è certo dalla benevolenza del macellaio, del birraio o del fornaio che ci aspettiamo il nostro pranzo, ma dal fatto che essi hanno cura del proprio interesse”.